Don't Look Back in Anger, Napoli! La "velenosa questione" Aurelio-Corrado e il sogno più bello
In occasione dei 20 anni di presidenza di De Laurentiis, torna di moda tra i tifosi il confronto con l'ex patron Corrado Ferlaino.

Nell'ultimo mese non si fa altro che parlare della reunion degli Oasis dopo quasi un ventennio di pausa. E in questi giorni i tifosi del Napoli hanno festeggiato il primo ventennio di presidenza Aurelio De Laurentiis. Il presidente oscilla tra il culto verso il monarca assoluto o l'odio cieco di chi lo vede come un parvenu che è diventato patron per salvare le sue aziende cinematografiche in declino. Il ventennio Aureliano è certamente quello più continuo a livelli di risultati della storia della SSC Napoli, ma bisogna fare attenzione perché come cantavano gli Oasis "Don't Look Back In Anger", non bisogna guardare al passato con rabbia. Oltre i 10 anni di declino inarrestabili che vanno dal 1994 al 2004 (anno del fallimento azzurro) c'è la parte più importante della storia calcistica di questa città.
A poco serve snocciolare tabelle numeri e risultati non contestualizzati per dimostrare che questa è l'era calcistica certamente migliore. Il calcio dal 1992 in poi è diventato un altro sport, con la legge Bosman che ha favorito l'invasione straniera. Per non tacere delle regole tecniche atte a favorire attaccanti (basti pensare che negli anni 60 70 80 le deviazioni venivano conteggiate come autogol, il retropassaggio con i piedi al portiere che favoriva gioco ostruzionistico. Il cartellino giallo sistematico). Tutte regole che ovviamente privilegiano gli attaccanti degli ultimi 20 anni, che hanno tutti numeri migliori dei miti calcistici anni 70 80 90.
E ciò succede dai top come Messi o Cristiano Ronaldo fino agli Immobile di turno. Ovviamente non fa eccezione la storia azzurra dove i numeri privilegiano i campioni dell'era De Laurentiis, da Higuain a Cavani passando per Mertens, Hamsik o Osimhen. Ciò non può e non deve essere un parametro attendibile, è un giochino divertente ma che crea solo un effetto illusorio: roba da caverna platonica. Le vittorie, i goal, i calciatori vanno contestualizzati all'epoca, agli avversari e pesati nella storia del calcio. E con tutto il rispetto per l'era De Laurentiis, riteniamo che solo 2-3 calciatori potrebbero rientrare in una top 11 all time della storia del Napoli. Questa città ha visto prime scelte del calcio mondiale quali Maradona, Careca, Krol, Sivori, Altafini, Zoff, Alemao, Savoldi, Clerici ecc. ecc. A questi vanno aggiunti gioielli nostrani del settore giovanile (quando ahinoi era proficuo) come Juliano, Ferrara o Cannavaro. L'apogeo azzurro, toccato a Stoccarda nel 1989 quando il Napoli era probabilmente insieme al Milan di Berlusconi la squadra più forte d'Europa, resta ancora ineguagliato.
Non vogliamo risultare retorici e ripetitivi alla Gigi Marzullo, ma questo è quanto. Questa damnatio memoriae del presidente Corrado Ferlaino che avrebbe solo sfruttato il biglietto dell'Enalotto (Maradona) regalatogli da una certa politica di potere, oltre i suoi meriti, ha francamente stufato. Del resto il grande Raffaele La Capria lo aveva capito: a Napoli c'è un buco culturale e sociale che esiste dalla mancata rivoluzione del 1799. Non stupisce quindi che uno come De Laurentiis oscilli tra la adorazione assoluta del monarca Borbonico che combatte contro l'ostile Nazione, dimenticando che una certa politica di sistema (Carraro, Berlusconi) gli ha consegnato il Napoli nel 2004, e i "lazzaroni" popolani che gli chiedono di cacciare i soldi e lo vede come un arricchito, un parvenu appunto.
Evitando questi estremi troviamo la verità nel mezzo, manca una patrimonializzazione che i prossimi anni deve necessariamente portare (stadio rinnovato e centro sportivo) e il consolidamento di un progetto tecnico che porti a vivere un ciclo e non lo scudetto episodico. La speranza è che l'era Conte lo sia, magari anche con una Coppa Campioni oggi Champions, che permetterebbe realmente di eguagliare quella magica stagione 1988-89. Il finale di questo articolo è un po' alla Spielberg, ma chissà che alla Filmauro non riesca di produrre il suo film che vale una vita, ovvero il sogno più bello, roba da Studio Universal: passare da casa di produzione a grande Major nel calcio internazionale. E' stato già fatto tanto, ma sognare non costa nulla. E la Champions è un sogno.
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